Coldiretti: serve un tavolo tecnico organizzativo per risolvere il problema ungulati anche nelle aree interne al Parco dell’Appennino Tosco-Emiliano
La densità dei caprioli è sotto controllo anche grazie alle azioni intraprese in concerto con Provincia e Atc. Il problema rimane alto invece per i cinghiali principalmente presenti sui territori interni al Parco.
“Più volte abbiamo chiesto incontri per affrontare il problema – afferma il presidente della Coldiretti reggiana Marino Zani. È necessario attivare delle misure per contenere il numero dei cinghiali che dalle aree del Parco si muovono danneggiando i terreni e le produzioni delle aziende agricole che, ricadenti nel territorio del Parco, sono circa 200 solo quelle iscritte alla nostra associazione”.
Il contenimento di questi ungulati è indispensabile sia per garantire la necessaria sostenibilità ambientale sia per tutelare le aziende agricole dai gravi e numerosi danni inferti dalla ricerca di cibo degli animali stessi.
Coldiretti da sempre affronta il “problema ungulati con attenzione verso la tutela delle proprie aziende e al contempo con riguardo alla necessità di vigilare sulla biodiversità e di proteggere il patrimonio faunistico. Aspetti ed obiettivi sicuramente prioritari anche nelle decisioni e politiche del sistema Parco.
L’elevata e incontrollata densità degli ungulati nelle aree del Parco e, a ricaduta, nelle zone limitrofe, oltre a creare i già ben noti danni ai terreni, alla biodiversità e alle produzioni agricole, potrebbe condizionare anche gli aspetti sanitari veterinari creando condizioni di vita malagevoli per gli animali stessi, con possibilità di contagi come già si stà osservando per i caprioli.
“Le azioni già attivate sulle aree montane esterne al Parco, in concerto con Provincia e Atc, hanno dato buoni risultati e quindi chiediamo nuovamente – conclude il direttore Giovanni Pasquali - la costituzione di un tavolo tecnico operativo alla presenza di tutti gli enti coinvolti per affrontare e risolvere una volta per tutte anche i problemi derivati dal soprannumero di ungulati presenti all’interno del Parco”.






