E’ drammatica la crisi in Italia del settore della castanicoltura a causa della diffusione del Cinipide (Dryocosmus kuriphilus), organismo nocivo arrivato in Italia dalla Cina alcuni anni fa. Molto preoccupanti i dati diffusi nei giorni scorsi, dai quali risulta che mentre nel 2008, in Italia, la produzione nazionale di castagne e marroni era di oltre 55.000 tonnellate, a causa degli attacchi del Cinipide, nel 2013 è crollata del 50% riducendosi a circa 25.000 tonnellate. Per il 2014, non ci sono ancora dati precisi, ma non saranno ancora riscontrabili gli effetti positivi della lotta biologica condotta ricorrendo al parassitoide Torymus sinensis che sta dando buoni risultati in Piemonte, dove i primi lanci sono stati effettuati 5 anni fa. Gli effetti dell’insetto antagonista si avvertono, infatti, a distanza di 10 anni. Un periodo molto lungo se si considera che solo nel Lazio, la regione che insieme alla Campania (37% della produzione nazionale), al Piemonte (10% della produzione nazionale) ed alla Calabria (18% della produzione nazionale) è tra le maggiori produttrici di castagne (17% della produzione azionale), si è dovuto assistere impotenti, alla distruzione dei propri castagneti, come pure ridotta dell’ 85-90% è la produzione in provincia di Ravenna. Nel 2014 è proseguita la lotta attraverso la diffusione del principale antagonista del Cinipide e dal 2015 i lanci saranno eseguiti dalle Regioni, grazie ai Centri di moltiplicazione presenti sui territori, già finanziati dal Mipaaf. Ma quali sono le misure possibili per consentire al settore di tornare ad un trend positivo di produzione? Innanzitutto il monitoraggio della presenza del Cinipide nelle diverse regioni; a tal fine, è necessario l'inserimento delle superficie castanicole tra quelle monitorate dall'Istat per avere un conteggio certo delle superfici a castagno da frutto. Ciò deve andare di pari passo con la modifica della normativa che impedisce l'utilizzo nelle aree protette di organismi non autoctoni, senza i quali la lotta biologica in quelle aree non può essere effettuata e con la concreta applicazione del piano castanicolo nella sua interezza.
Secondo Coldiretti, la diffusione del Cinipide del castagno è l’ennesima dimostrazione che la legislazione comunitaria vigente in materia di protezione delle specie vegetali da organismi nocivi deve essere al più presto modificata e, quindi, occorre velocizzare l’iter di approvazione della proposta di regolamento in discussione, DOC. COM(2013) 267, al fine di prevedere norme più restrittive che introducano un sistema chiuso, in caso di rischi alla frontiera di presenza di parassiti nocivi su materiale vegetale tramite la previsione di barriere fisiche o mediante una combinazione di barriere fisiche, chimiche o biologiche che limiti o impedisca il contatto degli organismi con le colture presenti nei diversi Stati membri, in quanto i danni economici sono ormai insostenibili.
13 Ottobre 2014
Cinipide del castagno






