13 Febbraio 2017
La sicurezza alimentare: valore aggiunto per le imprese agricole

La Sicurezza Alimentare quale strumento che caratterizza positivamente il quotidiano rapporto tra produttore e consumatore, divenendo valore aggiunto qualificante per l’azienda e criterio per scegliere il luogo di acquisto per il cittadino. Questo l’argomento che ha aperto la decima edizione di Visti da Vicino, gli incontri con i protagonisti dell’economia e dell’agricoltura promossi da Coldiretti Giovani Impresa Ravenna. Ad introdurre la ‘prima’ il Delegato Giovani Impresa Ravenna Marco Gambi: “E’ dal 2000 che Coldiretti crede fermamente ed ha sviluppato la sua azione politica avendo quale riferimento ineludibile il ‘Patto con il Consumatore’ puntando a fortificare il rapporto tra produttore e cliente finale attraverso certezza dell’origine unita a salubrità degli alimenti perché – ha aggiunto - quello che a noi produttori può sembrare a “caldo” un obbligo, in realtà è in primis un valore aggiunto che si riflette sul nostro reddito finale”. La parola è passata poi al relatore della serata, il Responsabile Area Sviluppo Filiere e Sicurezza Alimentare Coldiretti Emilia-Romagna, Dennis Calanca che ha esordito ricordando come e quando si è iniziato a parlare apertamente del concetto di sicurezza in riferimento al cibo. Il suo è stato un excursus dalle principali crisi alimentari degli ultimi anni – dal metanolo all’aviaria – scandali e allarmi che ovviamente hanno coinciso con un crollo dei consumi, negli anni aggravato poi da una crisi economica che sembra non avere fine. A questi accadimenti ha fatto seguito una maggiore attenzione agli aspetti nutrizionali e all’origine dei prodotti da parte del consumatore. E il futuro? Si va verso equilibrio tra mangiar sano e piacere di mangiare – ha detto Calanca – già oggi il 56% dei consumatori cerca solo cibi italiani, il 65% prodotti IGP, DOC, DOP, il 34% a KM0. Tutto questo in uno scenario europeo contraddistinto da 1.380 tra DOP e con l’Emilia-Romagna che detiene il record italiano ed europeo di prodotti a marchio: 44 nel food e 29 tra i vini. “Chiaro, dunque – ha sottolineato Calanca – che la sicurezza alimentare è sempre più fattore chiave, ma al tempo stesso delicato: basti pensare che in un’etichetta nutrizionale entrano in gioco 155 normative”. Con le quali è vietato scherzare. Perché oltre a rischiare di perdere la fiducia del consumatore, così duramente conquistata, sbagliare nel campo della sicurezza -dalle errate denominazioni di vendita alle pubblicità ingannevoli sino alle imprecisioni nell’elenco degli ingredienti - si traduce in pesanti sanzioni, ovviamente a carico del produttore. Tutelarsi sul fronte della sicurezza alimentare, dunque, diviene per ogni imprenditore e produttore agricolo una priorità. Sarebbe assurdo infatti ‘gettare alle ortiche’ il valore aggiunto dato dall’origine ‘made in Italy’ guadagnato con fatica in questi anni e anche il primato della food safety detenuto dal nostro Paese, nel quale solo lo 0,3% dei prodotti presenta residui di pesticidi contro il 6,5% dei paesi extra UE, ben 22 volte le produzioni italiane. Proprio per aiutare gli imprenditori ad autotutelarsi, Coldiretti ha lanciato il ‘consulente personale’ per la sicurezza alimentare con referenti territoriali dedicati alla salvaguardia di quel valore reputazionale che ogni azienda può e deve spendere sul mercato.

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